Diritto di cronaca: quali i limiti?

Grazie al mondo di Internet possiamo accedere ad una moltitudine di informazioni che influenzano le nostre scelte e molto spesso le nostre valutazioni quotidiane.

Il grande vantaggio che tutto questo comporta non ci permette solitamente di vedere il rovescio della medaglia, ovvero quanto sia facile imbatterci in informazioni non veritiere o parziali. Ignoriamo l’esistenza del diritto di cronaca come diritto ad una informazione seria, etica e deontologicamente corretta.

Non solo, diffondere informazioni personali (altrui) è oramai alla portata di tutti e attraverso post o articoli è davvero facile essere veicoli di calunnie e diffamazioni nei confronti di terzi.

Per chi non conosce le regole che corredano il diritto di cronaca, è facile correre questo rischio ed è perciò importante  parlarne.

Ma cos’è il diritto di cronaca e quali sono i limiti entro i quali ci si deve muovere per non sfociare in un illecito?

  • Il diritto di cronaca, cos’è

È sancito dall’art 21 della nostra Costituzione il quale difende la libertà di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. L’articolo continua dicendo che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Ne deduciamo come la stampa o qualsiasi altro diritto all’ informazione non possa essere sottoposto a limitazioni o controlli di nessun genere.

Tale libertà però non ci permetterà mai di diffamare liberamente nessuno o di coinvolgere persone (o aziende, secondo le cronache più attuali) in fenomeni moderni come quello dello shitstorm, (letteralmente tempesta di cacca – ovvero manifestare sui social il proprio dissenso verso una persona in modo aggressivo e spesso fuori controllo).

La nostra Costituzione parla della stampa ma è chiaro come oggi il concetto si estenda anche ai social e alle piattaforme web.

  • La verità della notizia 

È un altro parametro che deve essere rispettato. Sembra ovvio ma non lo è.

Banalmente diamo per scontato che ciò che leggiamo corrisponda al vero ma spesso non è così. È nostra cura informarci sulle fonti dalle quali apprendiamo una notizia, sull’attendibilità dei siti che la diffondono.

A loro volta i giornalisti che ci sottopongono titoli, articoli, servizi giornalistici devono seguire le regole (poco stringenti ma che rimandano al buon senso del professionista), del codice deontologico.

Come ribadito dal Garante della Privacy “Rimane poi affidata alla responsabilità del giornalista lutilizzazione lecita del dato raccolto e quindi la sua diffusione. Egli infatti dovrà seguire “parametri dell’essenzialità (…), dell’interesse pubblico del fatto narrato, della correttezza, della pertinenza e della non eccedenza”.

  • La continenza nell’esposizione

Sopra abbiamo citato il fenomeno dello shitstorm, parola di origine anglosassone il cui significato racchiude quelle azioni diffamatorie indirizzate (molto spesso in massa) verso una persona.

Sui social non è raro imbattersi in casi simili e questo accade proprio perché non ci si contiene nella esposizione della propria opinione. La trattazione di una notizia diventa diffamante quando si usano parole forti o quando si esce dalle logiche giornalistiche e si attacca la persona sul personale.

In questi casi la cronaca smette di essere serena e si sfocia nell’illecito.

  • L’interesse pubblico

Una notizia per essere lecita e “giusta” dovrebbe avere il requisito dell’interesse pubblico. In questo ambito la giurisprudenza italiana non interviene in modo rigido e lascia al giornalista la decisione di ciò che potrebbe rientrare nelle notizie necessarie o non.

Per questo ci sarà differenza se le cronache rosa riguarderanno un personaggio dello spettacolo o chi invece conduce una vita normale, lontana dai riflettori.

  • Attualità della notizia

Importantissimo è rispettare l’attualità dei fatti.

Inutile e dannoso sarà riportare alla luce vecchie condanne o fatti di cronaca successi anni fa, la notizia deve sempre essere pertinente all’attualità.

Qui si colloca anche il rispetto del diritto all’Oblio digitale che ogni individuo ha la facoltà di esercitare: l’aver riportato condanne o essere stati sottoposti a processi non dovrà influire sulla reputazione del singolo, soprattutto quando questi ha impiegato anni e risorse per ripulirla.

Oltre che dannoso questo comportamento lede la privacy del soggetto, portando alla luce fatti non pertinenti.

Pochissimi accorgimenti potranno migliorare la vita di ognuno, nel rispetto delle libertà e delle sensibilità altrui. Per questo è importante diffondere la definizione del diritto di cronaca e dei limiti che lo corredano.

 

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